Chiese e templi ipogei

Ultima modifica 8 maggio 2020

Testo di Sergio Natale Maglio - © Tutti i diritti riservati

L’utilizzo dell’antro sotterraneo come tempio religioso è presente in tutte le epoche storiche, presso tutte le religioni e latitudini del pianeta, molto spesso anche in assenza di insediamenti rupestri civili.
Nella notte dei tempi la caverna, fisicamente ubicata nel ventre nella Terra, che molte culture primitive hanno identificato come femmina, è stata interpretata come archetipo dell’utero materno e, quindi, associata ai concetti di nascita e di rigenerazione. E’ stata, perciò, vissuta come regressum ad uterum nei miti d’origine, di rinascita e d’iniziazione di numerosi antichi popoli.
La grotta offre protezione e ricovero, ovvero quello che l’uomo in genere si aspetta dalla divinità. D’altra parte può anche rappresentare l’ignoto, quindi chiedere rispetto e incutere paura. Per la psiche umana la caverna è una regione sotterranea dai limiti invisibili. Può anche rappresentare un abisso spaventoso da cui emergono i mostri, simbolo dell’inconscio e dei suoi pericoli, spesso imprevedibili. Dal punto di vista magico la grotta nell’antichità era vista come il ricettacolo di energia tellurica delle divinità “ctonie”, quelle che risiedono all’interno della terra.
L’insieme di questi significati simbolici offre una spiegazione al costante utilizzo dei templi scavati presso le antiche civiltà e in quasi tutte le religioni, senza soluzione di continuità, sino ai nostri giorni.
L’uso cultuale e religioso delle caverne naturali risale all’uomo neolitico di Cro Magnon. Circa quarantamila anni fa le grotte naturali cominciano a essere dipinte e graffite, come avviene ad Altamira, a Lascaux, a Niaux. In molti casi le caverne-santuario ospitavano una sorgente sacra, che può possedere proprietà guaritorie o divinatorie: l’esempio più recente in ambito cristiano è rappresentato dalla Grotta di Lourdes.
In Egitto caverne artificiali vennero scavate nelle montagne, come nel caso dei templi rupestri di Abu Simbel, databili fra il XIV e il XII secolo a.C.
Le caverne cretesi dell’età minoica sembrano essere state riservate alla casta sacerdotale e ai riti misterici: il famoso labirinto di Dedalo, collegato alla leggenda del Minotauro, probabilmente era una grotta artificiale o una galleria sotterranea utilizzata per le cerimonie iniziatiche.
La mitologia greca è strettamente collegata alle caverne: Zeus nasce in una caverna sul Monte Ida, nell’Isola di Creta; Omero parla dell’antro di Amniso, presso Cnosso, sacro a Ilizia, divinità preellenica preposta al parto. Molte caverne dell’antica Grecia erano dedicate a divinità secondarie, legate alla natura: la grotta del Parnaso, sacra al dio Pan e alla ninfa Corcira; l’antro di Trofonio; l’antro di Creta, dove Epimenide trascorse quarantacinque anni; quello dove Minosse ricevette le leggi da Zeus; la grotta del Monte Cilene, in cui Ermes aveva visto la luce. Il celebre oracolo di Delfi era in una grotta, incorporata nel tempio di Apollo.
In epoca ellenistica nelle grotte artificiali dei cosiddetti mitrei si svolgevano i culti dei misteri di Cibele, di Dioniso e di Mitra, che poi si diffusero in ambiente romano dalla fine del I secolo a.C. Il neoplatonico Porfirio scriveva nel III-IV secolo d.C. che, prima dell’uso dei templi, i riti religiosi si celebravano nelle grotte e che Zoroastro per primo consacrò una caverna al dio Mitra, creatore del mondo.
In Asia, per la religione buddista, nell'isola di Ceylon, il complesso di Dambulla venne scavato a partire dal III a.C. In India si elessero a santuari del Buddha le caverne di Ajanta, di Ellora e di Elephanta, i cui preziosi intagli e affreschi vennero realizzati già a partire dal II secolo a.C. Al II secolo d.C. risale, invece, l’insediamento monastico rupestre di Bamiyan in Afghanistan, deturpato dalle devastazioni dei talebani, che hanno distrutto le gigantesche statue del dio. In Cina, a Mogao, lo scavo delle cinquecento grotte dei "mille buddha" fu iniziato nel IV secolo d.C., nel V secolo a Yungang, nella provincia dello Shanxi, per le cinquantadue enormi grotte-tempio. Agli inizi del sesto secolo, cominciarono a essere scavate le grotte sacre di Longmen, nella provincia dello Henan, nel VII secolo quelle di Dazu. In Corea la celebre grotta del tempio di Pulguksa venne scavata nell'VIII secolo. Le grotte del complesso monastico di Pindaya, in Birmania, furono scavate dai fedeli a partire dal XIV secolo.
Anche per quanto riguarda il cristianesimo, alcune tappe fondamentali della vita del Figlio di Dio sono segnate dalla presenza di grotte. Eusebio nel IV secolo d.C. sostiene che il programma edilizio di Costantino in Palestina era incentrato sulle tre grotte collegate ai misteri fondamentali della fede: la grotta della Natività a Betlemme; la tomba scavata nella roccia vicino al Golgota; la grotta collegata all’Ascensione e segnalata dagli atti apocrifi di Giovanni nel III secolo, presso il Monte degli Ulivi, sulla quale venne costruita, sotto la direzione di sant’Elena, una chiesa visitata nel 333 dal pellegrino di Bordeaux.
In epoca altomedioevale il santuario di Monte Sant’Angelo divenne meta di pellegrinaggio fin dal V secolo, in seguito alla leggendaria apparizione nella grotta garganica dell’Arcangelo Michele. Il celebre monastero rupestre armeno di Geghart, nel quale, secondo la tradizione, venne conservata per secoli la lancia che ferì Cristo al costato, fu scavato a partire dal VII secolo.
Il rapporto tra religione cristiana e grotte si rafforzò in età altomedievale, grazie al fenomeno dell’eremitismo e alla diffusione della tradizione monastica basiliana nelle aree geografiche poste sotto l’influenza bizantina. Nel IX secolo in Grecia fiorirono gli eremitaggi in grotta lungo le falde della Meteora e del Monte Athos, che divenne il centro guida della religiosità cristiana orientale nel X secolo, dopo l’insediamento di Athanase di Athos e la costruzione del primo dei grandi monasteri.
L’influenza del modello monacale determinò nel Basso Medioevo la diffusione un po’ ovunque di luoghi di culto e di monasteri rupestri. In Asia  sono celebri le chiese scavate nei “camini delle fate” della Cappadocia, world heritage site dell’UNESCO, così come in Africa le chiese ipogee etiopi di Lalibela (UNESCO); nelle aree dei Balcani e del Mar Nero i siti più noti sono Vardzia e David Gareja (UNESCO) in Georgia, Ivanovo (UNESCO) e Aladja in Bulgaria, Uspensky e Tepe Kermen in Crimea, Ohrid e Prespa in Albania, Pec nel Kossovo, Struga in Macedonia. In Europa occidentale, oltre che a Matera (UNESCO) e numerosi altri siti nell’Italia meridionale, molti esempi di edilizia sacra rupestre medievale sono presenti a Malta, in Spagna e in Francia. La chiesa ipogea medievale più grande d’Europa è quella dedicata a San Giovanni Battista ad Aubeterre, in Francia. Le dimensioni della chiesa sono davvero notevoli: 27 metri di lunghezza per 16 metri di larghezza e una altezza di 20 metri
L’uso della grotta come tempio è diffusamente radicato in tutte le epoche e in tutte le culture, tanto che si segnalano esempi straordinari relativamente recenti, tra cui vanno annoverate le suggestive cappelle scavate dalla fine del XVIII secolo sino a tutto il XIX nelle miniere di salgemma di Wieliczka, in Polonia, riconosciute dall’ UNESCO patrimonio dell’umanità.
Tra le più moderne e importanti opere del trogloditismo cultuale, oltre al progetto visionario e irrealizzato di Le Corbusier per la chiesa sotterranea di Sainte Baume in Provenza, vanno ricordate la Basilica sotterranea di San Pio X, consacrata a Lourdes nel 1958,  nonché la Temppeliaukio Church, grande chiesa evangelica scavata nel granito di Helsinki, progettata dagli architetti Timo e Tuomo Suomalainen e aperta al culto nel 1969.


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